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Serie B, tutti i risultati dell'ultima giornata di campionato

Laslo Djere fa lo show per i primi due pariziali, poi Djokovic trova per l’ennesima volta il modo di reagire e viene fuori da una partita che si era messa davvero male. Nole passa 4-6 4-6 6-1 6-1 6-3 e vola agli ottavi di finale contro Borna Gojo.

“Epica Djokovic”, Capitolo 721 della carriera. Il numero è ovviamente casuale e inventato, ma serve alla narrazione dei fatti; serve per inquadrare l’idea dell’ennesima partita in cui Novak Djokovic si è dovuto inventare qualcosa di speciale dentro un campo da tennis. Il teatro è stato il centrale dello US Open e l’avversario un connazionale. Quel Laslo Djere che già lo scorso anno nel torneo di Belgrado gli diede enorme fastidio (Djokovic vinse solo 7-6 al 3° set), e che questa sera per due interi parziali si è travestito da fenomeno assoluto della racchetta.
Un livello, quello espresso da Djere per i primi due set, a cui lo stesso Djokovic ha faticato a trovare soluzioni: clamorosamente incisivo al servizio, devastante col dritto, Djere ha approcciato il match in piena spinta e a tutto coraggio, modalità che spesso portano il giocatore non abituato ad andare “fuori giri”. Non è successo al Djere di questa sera, che per due set, appunto, ha quasi preso a pallate un Djokovic impotente. Un 6-4 6-4 in un’ora e mezza che aveva relegato il 23 volte campione Slam al ruolo di comprimario, per uno show – un one man show – del serbo sì, ma quello che non si aspettava nessuno.
E’ servito così uno di quei ‘pep talk’ a Novak Djokovic, uno di quei discorsetti in stile De Niro in Taxi Driver, quelli che Djokovic ha raccontato farsi tutte quelle volte che esce dal campo e ha bisogno di invertire la rotta. Quelli che tante, tantissime volte – compresa questa – sono serviti a girare situazioni apparentemente disperate. Sì perché sotto 2 set a 0 e contro un avversario scatenato, Djokovic si è preso una pausa. E al rientro, quasi subito, ha girato la partita.
Il ‘come’ è presto detto, è sta riassunto in qualche modo nel punto qui sopra, decisivo per prendersi il primo break della partita e invertire in un ‘amen’ la tendenza: facendosi muro. Tutto ciò che nei primi due set Djokovic non era riuscito a fare, il serbo è improvvisamente diventato, sfornando la ricetta dei giorni migliori: non un punto gratis, non una risposta sprecata. Rispondere e ribattere. Punto dopo punto. Ancora e ancora. E in un attimo, le certezze di Djere, la nuvola dalla quale stava giocando, si è diradata, ributtandolo dentro l’arena dell’Arthur Ashe con l’avversario peggiore di sempre. Uno che, contro i suoi connazionali, prima della sconfitta di quest’anno con Lajovic a Banja Luka, non perdeva dal 2012: 34-5 il conteggio della carriera, 35-5 quello aggiornato.
Il resto infatti è quella partita che tutti si attendevano fin dall’inizio, un match in 3 set che Djokovic ha vinto per 6-1 6-1 6-3 e che vale al futuro n°1 del mondo – (Nole lo sarà a prescindere alla fine di questo torneo) – l’ingresso nella seconda settimana e gli ottavi di finale contro Borna Gojo. L’epica però, davvero, è di nuovo tutta lì. Perché se è vero che non è stata certo la prima volta, l’aver reso normale smontare le giornate di grazia altrui, come quella di oggi di Djere, è caratteristica solo dei fuoriclasse. Anche questa però, in fondo, se ci pensate, è una non-notizia.