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Rubrica “Abbracci Azzuri”

Rubrica a cura di Jose Mantineo – Responsabile Comunicazione ASD Siracusa Calcio 1924

Mi vengono in mente in rapida successione un po’ di cose tipo tempesta perfetta, l’Inter e la Roma di questo ultimo turno di campionato e ci metto pure Tafazzi. Lo scivolone sul polietilene sfibrato e stracotto dell’Enzo Vasi di Gliaca di Piraino abrade e abbrusca insostenibilmente, e per lenirne gli effetti occorreranno chissà quante partite perfette, per risultato, gioco, coralità. Una nefasta confluenza di eventi segna il debutto azzurro in una stagione che vuole essere di rilancio e soprattutto creatrice finalmente di continuità, per cui scriverne senza cedere alla pancia è oltremodo complicato.

 

Allora, per quel personale costrutto che baso sull’esperienza e sull’osservazione, rivedo il film della gara che per buona parte del primo tempo è stata accorta e vincente, con il Siracusa a controllare senza patemi il gioco della Nebros cuore a mille e duro atletismo, per poi distendersi in giocate ariose con Ricca a far da metronomo instancabile, Savasta il cui stato di preparazione gli consente ora maggiore determinazione e incisività, le aperture di Ficarrotta a ribaltare fronte e a disorientare l’avversario, i suggerimenti e gli inserimenti di Montagno che per l’appunto a metà primo tempo va meritatamente in gol.

 

La testura è di grande qualità, con gli esterni d’attacco, in quel momento a posizione scambiata, che confezionano la rete che conforta aspettative e più lieti sviluppi: taglio formidabile del numero 10 azzurro raccolto prontamente dall’altra parte del fronte d’attacco dall’accorrente Marco, il quale entra in area, evita un difensore e lascia partire un diagonale su cui Scinaldi, portiere nebrodese, nulla può fare. Il Siracusa dà l’impressione di tenere in mano pallino e palle (dell’avversario), con il pubblico aretuseo presente in un centinaio di unità tra tribuna e spalti ultras, che modula in cuor suo una vittoria anche franca. Poi è tutto un vorticare di black out da lasciare annichiliti. Si fa male Ababei, e la difesa, che sino a quel momento appariva tranquilla e ordinata, inizia ad accusare qualche colpo a vuoto. Normale, si dirà, qualsiasi sistema bilanciato se scompaginato non è più lo stesso. Ma se ciò è comprensibile, non lo è certamente l’avventato calcio di rigore affibbiato agli azzurri quasi allo scadere del primo tempo, e ancor meno comprensibile – e giustificabile – la loro subitanea bambola che consente all’attaccante biancoverde Fioretti di vincere praticamente da solo la partita, con un bottino personale di tre reti.

 

Disuniti alla meta, credo sia questa la sintesi estrema di questa gara, preparata con grande attenzione e ricca di stimoli e aspettative, com’è giusto che sia per un ambiente di pena storicizzata come il nostro e per una dirigenza che non si sta certo risparmiando per garantirsi il meglio in ogni campo. Ma se poi perdi a quel modo lì, dove alla fine fai tutto tu, nel bene e nel male, di attenuanti ce ne sono poche, e in ogni caso va tenuto conto che in queste categorie di terne arbitrali distratte e scompagnate, di campi-trappola e varie altre scarponerie possono aversene un tanto al chilo. Serve quindi quella compostezza emotiva che all’occorrenza trasmuti in furore agonistico, cosa ben diversa dalla rabbia, che mai produrrà alcunché di buono. E soprattutto serve la giusta consapevolezza onde evitare tafazzate, masochismi e autolesionismi, che invece abbondano nel nostro web quotidiano.

 

Mercoledì esordio in casa per il ritorno di coppa con il Real Siracusa Belvedere, che ha fatto il suo in campionato battendo nell’anticipo di sabato al De Simone il Santa Croce per 1 a 0. Dunque, nell’incontro che vivrà anche dei due opposti stati d’animo, l’occasione per gli azzurri di iniziare a fare i ghostbusters dei fantasmi di Gliaca. Abbracci Azzurri💙

Jose Mantineo
Responsabile Comunicazione ASD Siracusa Calcio 1924