Skip to main content

Il mondo saluta Pelé il Re del Calcio

All’età di 82 anni, il mondo del calcio piange la scomparsa di Pelé: il Re del Calcio si è spento a San Paolo.

Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Pelé, il Re del Calcio. Il leggendario ex calciatore brasiliano è morto all’età di 82 anni a San Paolo: da circa un mese era ricoverato in ospedale. Per onorare e spiegare al meglio chi è stato ‘O Rei’, il più grande calciatore di tutti i tempi insieme al ‘Pibe de Oro’ Diego Armando Maradona, vi proponiamo questo pezzo riadattato del nostro Roberto Beccantini, in cui il nostro prestigioso blogger raccontava e provava a spiegare a chi non l’ha mai visto giocare, chi era Pelé.
Versare Pelé in un articolo è come ridurre l’Everest a una macchia di neve. All’anagrafe Edson Arantes do Nascimento. Edson in onore di Thomas Edison, l’inventore della lampadina. Numero dieci. L’indirizzo della fantasia, del genio, dell’assoluto. Cesar Luis Menotti, ex ct dell’Argentina, disse: “Meglio di lui, forse Gesù. E qualche volta Dio“. Se Alfredo Di Stefano è stato tutto e Maradona il talento più perverso, più selvaggio, Pelé ha giocato anche in porta: cinque volte, giurano i biografi. I simboli dello sport sono i pronto soccorso di noi guardoni: felicissimi di intasarli, a patto che “non” ci guariscano. Con Pelé eravamo sempre lì. Elevazione, tiro, dribbling, acrobazia, carisma: bussate e vi sarà aperto. Avete presente lo stacco con il quale schiacciò Burgnich nella finale messicana del ‘70? Impressionante.
Nato il 23 ottobre 1940 a Tres Coraçoes, in principio fu Dico, che non significa nulla, ma a mamma Celeste piaceva. E’ diventato Pelé perché c’era un portiere che si chiamava Bilé. L’assonanza, la stima e l’abitudine portarono al trasloco e alla storpiatura. Ha legato la carriera al Santos, ai Cosmos di New York e, naturalmente, al Brasile, unico bipede a essersi aggiudicato tre Mondiali: 1958, 1962, 1970. I suoi numeri fanno paura: 1.231 gol in 1.313 partite, amichevoli comprese; e poi 77 reti in 92 gare con la «seleçao». In bacheca, tra le pile di scalpi e trofei, due Coppe Libertadores e due Coppe Intercontinentali (1962, 1963).
Mi dico di non aver mai visto nulla di simile. Gli dedico epinici. Mi esalto e lo esalto», scrisse Gianni Brera. Pelé: una targa al Maracanà celebra il gol che firmò contro il Fluminense dopo averne dribblati sette, «una nave che faceva slalom fra le onde“. Noi europei lo scoprimmo in Svezia, ai Mondiali del 1958. Non aveva ancora 18 anni, era la riserva di José Altafini detto «Mazzola». Vicente Feola, di cui si narrano omeriche ronfate in panchina, lo promosse titolare a furor di spogliatoio (e non solo) dalla terza in poi: un gol al Galles, tre alla Francia, due, in finale, alla Svezia di Hamrin, Liedholm e Skoglund. Mai sofferto di solitudine, in quel Brasile. C’era Garrincha, c’erano Gilmar, Djalma e Nilton Santos. Soprattutto, c’erano loro: Didì-Vavà-Pelé. Il quartetto Cetra ne cantò, giulivo, le imprese: “Tre giocolier di cioccolata/Del verde regno del caffè/ Sono Vavà Didì Pelé”.
Credit Photo: Shutterstock