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Formula 1: Ferrari Binotto a rischio

 I rumors sulla prossima sostituzione del Team Principal tengono banco nonostante la smentita di Maranello.

L’esperienza di Mattia Binotto a capo della Gestione Sportiva della Ferrari è ai titoli di coda? Possibile, se non probabile, che il Gp di Abu Dhabi possa essere il passo d’addio dell’ingegnere nato in Svizzera al vertice di Maranello, anche se la tempistica delle voci filtrate (o fatte filtrare) sul suo siluramento e sulla prossima chiamata di Frédéric Vasseur lasciano qualche dubbio. Soprattutto riguardo il secondo, il cui nome sarebbe già ‘bruciato’ dalla fretta. Esistono in ogni caso una serie di elementi pro e contro Binotto, che saranno più chiari a stagione conclusa ma che appaiono già piuttosto delineati.

A FAVORE DI BINOTTO

La seconda parte di stagione ha lasciato la Ferrari e i ferraristi con l’amaro in bocca: una macchina vincente nelle prime uscite stagionali, addirittura indicata come favorita per il titolo dopo un terzo di stagione, si è progressivamente persa per strada, stritolata fra sviluppi zoppicanti, strategie spesso sbagliate e una direttiva tecnica – la famigerata 039 – che ha con tutta probabilità reso problematico il setup ottimale della F1-75. Resta però il fatto che la rossa, dopo due anni a guardare da lontanissimo i primi, ha trovato un balzo prestazionale inedito per la complessità della F1 contemporanea, merito che va riconosciuto alla squadra, e quindi a Binotto, indipendentemente dall’epilogo.

Un altro elemento su cui può poggiare la fiducia di Binotto in un futuro ancora in rosso è la continuità tecnica, laddove già da qualche settimana il lavoro di sviluppo si è spostato sulla macchina 2023, che nelle sue linee guida è praticamente già pronta. Avrebbe allora senso sollevare Binotto proprio nella stagione in cui, almeno in teoria, potrebbe raccogliere ciò che è stato seminato in questa decisiva stagione di cambio di regolamento tecnico? Come ha fatto notare Carlos Sainz, l’essenziale era tornare al vertice e vincere qualche gara, ora manca l’ultimo e definitivo salto di qualità. E in questi casi il buon senso preferisce la continuità ai ribaltoni.

CONTRO BINOTTO

L’altra faccia della medaglia è la gestione del team, giudicata legittimamente non all’altezza. Imperdonabile essersi persi ancora una volta a metà stagione in fase di sviluppo, ancora più imperdonabile aver subito la direttiva 039, che lo stesso Binotto ha sempre negato essere fra i motivi del crollo proprio per non ammettere una cocente sconfitta politica, oltre che tecnica. Ma soprattutto inaccettabile che una squadra ormai rodata sia caduta in errori di strategia macroscopici come quelli di Monaco, Silverstone, Budapest e San Paolo (in Q3): errori fatali sia per la classifica che per l’immagine del Cavallino.
A rendere ancora più complessa la vicenda è il rapporto di Binotto con Charles Leclerc, che non si sente abbastanza tutelato dal team principal. Gli errori strategici sono sempre andati contro il monegasco, la famosa cena ‘riparatrice’ post Silverstone non ha risolto il problema di un pilota che vorrebbe sentirsi come Verstappen in Red Bull, ossia prima guida e al centro del progetto tecnico. Non è un caso che Vasseur sia l’uomo che lo ha fatto esordire in F1 sull’Alfa Romeo, che sia in ottimi rapporti col manager di Charles, Nicholas Todt, e che vanti eccellenti rapporti anche con l’Ad di Stellantis Tavares. Se Binotto resterà al suo posto, andrà ricostruito dalle basi il rapporto con Charles. Se arriverà Vasseur, sarà palese lo zampino del monegasco e del suo entourage.