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Europei U21: L'Italia altalenante con ottime prestazioni e qualche imprevisto

 Per l’Italia, dopo un esordio così noir, non era facile gestire i nervi e scacciare i cattivi pensieri. La Svizzera aveva regolato la Norvegia: non le abbiamo fatto toccar palla per una ventina di minuti. Nella ripresa il black-out da pancia piena, ma l’importante è essere tornati padroni del destino cinico e baro: se mercoledì battiamo i fratellini di Haaland, è fatta.

I giovani, per l’Italia, raramente sono la soluzione. Spesso, restano un problema. Non si fidano, non ci fidiamo. All’estero hanno più coraggio. La qual cosa non comporta sempre risultati migliori. Però stimola: se non altro, a crederci, a sperarlo. Eppure soltanto la Spagna ha vinto cinque campionati d’Europa under 21 come noi. L’ultima volta degli azzurrini risale al 2004, l’anno in cui la Grecia di Otto Rehhagel si arrampicò in cima al continente e il Porto di José Mourinho strappò la Champions al Monaco di Didier Deschamps. Il ct dei nostri era Claudio Gentile. Non pago, avrebbe colto persino il bronzo olimpico ad Atene. Salvo poi essere trombato dal professor Guido Rossi, il Torquemada di Calciopoli, per non si-sa-bene-cosa. Il «giuoco» non esattamente in smoking? Forse. Prima di «Gheddafi», ci erano riusciti Marco Tardelli nel 2000 e Ce-Ce-Cesarone Maldini nel 1992, 1994, 1996, quando potevamo permetterci di schierare, alla rinfusa, Fabio Cannavaro, Alessandro Nesta e addirittura Francesco Totti.

Per la cronaca, e per la storia, non andiamo all’Olimpiade dall’edizione di Pechino 2008. L’argento della Under 20 al recente Mondiale ha contribuito ad accendere piccoli falò di stima, per quanto la superiorità degli uruguagi, in finale, sia stata schiacciante e, dunque, mortificante. Cesare Casadei, capo-cannoniere con 7 gol, era dell’Inter: venduto al Chelsea per una ventina di milioni di euro, e dal Chelsea smistato in prestito al Reading. Tu chiamale, se vuoi, plusvalenze.

E Sandro Tonali? Roberto Mancini lo aveva lasciato a Paolo Nicolato per cementarne le ambizioni. Proprio alla vigilia del battesimo è stato «rubato» dagli arabi del Newcastle, a conferma che gli sceicchi non siamo più noi. La lunga premessa aiuta a inquadrare l’attuale edizione dell’Europeo di categoria, in corso di svolgimento tra Georgia e Romania. Il debutto contro la Francia, a Cluj-Napoca, è stato sporcato dagli errori di un arbitro che, improvvisamente solo come nel Novecento, non ci ha capito un tubo; e, ça va sans dire, dalla rete di Raoul Bellanova, dentro di almeno 30 centimetri, non colta dalla terna. Non c’erano né il Var né la Goal line technology. Sarebbe stato il 2-2; è rimasto, invece, il 2-1 per i «galletti». Complimenti, Uefa.

Prendete la trama e rovesciatela: avrete il secondo tempo. Nel giro di 6′, piazzato di Kastriot Imeri e slalom di Zeki Amdouni. Il classico black-out da pancia piena, con gli avversari costretti, dalle macerie del tabellino, a rinfrescare l’assetto e farsi audaci. Dirigeva Mohammed Al-Hakim, svedese: trasportava zaini di esplosivo, e per questo non ha mai fischiato in area. Curiosamente, non ci abbiamo rimesso. I più brillanti sono stati i terzini (chiedo scusa per il termine): Bellanova e Parisi. Potevamo vincere di goleada, potevano beccarci in flagrante.
L’importante è essere tornati padroni del destino cinico e baro: se mercoledì battiamo i fratellini di Erling Haaland, è fatta. Da un omicidio a un quasi suicidio: è una Under alla Vasco Rossi che, per forza o per scelta, canta «voglio una vita spericolata».