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Coppa Italia, Juventus passa il turno contro la Fiorentina e va in Finale contro l'Inter

Nel primo tempo segna Bernardeschi, nel finale la chiude Danilo. La squadra di Allegri contro i nerazzurri nell’ultimo atto all’Olimpico

La Juve si è guadagnata la possibilità di provare a essere felice almeno una volta anche quest’anno e la finale con l’Inter è addirittura la possibilità di un felicità doppia, perché una coppa vinta nel derby d’Italia varrebbe di più (e sarà lo stesso per i nerazzurri). È una possibilità che la Juve si è meritata perché ha giocato una semifinale di lucida determinazione, rinunciando a priori a ogni vezzo ma concentrandosi ferocemente sul mezzo e sul fine: è stato un successo puramente tattico, di quelli che piacciono al suo allenatore e che ne hanno fatto la storia. Italiano è ancora troppo giovane per non cadere in queste trappole.

La Fiorentina ha difatti giocato la partita che la Juve voleva, ma forse non ne poteva giocare una diversa o più probabilmente è stato bravo Allegri a studiarla così, lasciando palleggiare i viola nella larga fascia di prato tra la metà campo e l’area bianconera ma impedendo loro di trasformare il possesso (l’82% nei primi 10’ e il 68% alla fine, per dare un’idea) in pressione, perché gli spazi sono rimasti chiusi ma soprattutto perché sono stati bloccati alla fonte i dribblatori di Italiano, incluso Ikoné che è arretrato a far la mezzala al posto del malridotto Castrovilli, uno dei tre titolari assenti assieme a Milenkovic e Odriozola (nella Juve erano due, Chiesa e Locatelli), anche se la mancanza più incolmabile sarà quella di Torreira, uscito nell’intervallo per un problema alla schiena.

La Juve ha così potuto fare quello che sa fare meglio, aspettare e ripartire, sguinzagliando i velocisti Morata e Vlahovic, in una metà campo presidiata il più delle volte solamente da due centrali, spesso sistemati a quaranta metri da Dragowski. Ai bianconeri, in pratica, bastava buttare la palla di là e ingaggiare gare di velocità tra centravanti e stopper. Spesso il fuorigioco ha rovinato l’idea, un paio di volte ha provveduto il portiere (in particolare su un sinistro di Vlahovic al 14’) ma poi è stata la Fiorentina a offrire il gol che la Juve non stava riuscendo a segnare da sé: Dragowski è uscito a vuoto su un cross di Morata e Biraghi, anziché rifugiarsi in corner, si è arrovellato in un rinvio goffo finito sui piedi di Bernardeschi, che non ci ha messo molto a centrare la porta vuota.