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Coppa del Mondo: Goggia a St. Moritz domina

Sofia Goggia è più forte del destino: nonostante la frattura alla mano e l’operazione il giorno prima, la 30enne azzurra vince per distacco la discesa-bis

Da Sankt Moritz a Milano e poi di nuovo a Sankt Moritz in 24 ore con una mano fratturata: l’epica di Sofia Goggia non ha confini, la sua ennesima Odissea si chiude con un finale che non poteva essere più lieto. La 30enne bergamasca domina la seconda discesa di St. Moritz con l’arto sinistro fasciato, infortunatosi durante la gara della giornata precedente in maniera nefasta (probabilmente sbattendo contro un blocco di ghiaccio o contro una porta), operato in fretta e furia dopo che la radiografia aveva rivelato la rottura scomposta di due metacarpi. È tornata in gara il giorno successivo per tenersi cucito addosso il pettorale rosso di leader della discesa, per dimostrare di non avere rivali anche se debilitata. Più forte delle avversarie in pista, ma soprattutto più forte della sfortuna che troppo spesso si è accanita sulla fuoriclasse azzurra.

Dispiace per le rinate Ilka Stuhec e Kira Weidle, dispiace per una Mikaela Shiffrin ad un passo dal podio in questa specialità, dispiace veramente tanto per Elena Curtoni confermatasi in top-10 dietro ad un trenino di austriache. Ma oggi i riflettori sono tutti per la classe ’92 di Bergamo, l’Ulisse dello sci alpino. Reduce pochi mesi prima dall’avventura del recupero record per conquistare l’argento alle Olimpiadi Invernali, tre settimane dopo un serio infortunio al ginocchio; questa volta Goggia si supera staccandole tutte con una mano malconcia. L’aiutante della nuova impresa leggendaria dell’azzurra è il dottor Andrea Panzeri: sempre al suo fianco per tutte le folli ventiquattr’ore dal secondo posto con tanto di mano rotta, l’ha accompagnata alla clinica “La Madonnina” di Milano dove le sono state impiantate viti e placche per ridurre la doppia frattura e riportata entro il giorno dopo nella località elvetica, in modo che la vicecampionessa olimpica potesse riaprire il cancelletto prima del gong. L’oggetto magico un tutore speciale sopra e sotto il guanto, cercando di non sentire le vibrazioni del terreno durante le pieghe e il contatto con le porte. Gran parte dell’impresa però sta tutta in Sofia: capace di riadattare la sua sciata fatta molto di mani appoggiate a terra e in movimento per aiutarsi aerodinamicamente, segna il miglior parziale in quasi tutti i settori, specialmente nel tratto chiave, quello centrale e più tecnico del tracciato. Il volo in cielo sul salto del Rominger è l’immagine della gara, di una Goggia semplicemente superiore a tutte.