Skip to main content

Abramovich ha avuto sintomi da avvelenamento

Curato in Turchia, ora è fuori pericolo. Incolpati i falchi di Mosca, desiderosi di sabotare i negoziati di pace.

Il proprietario del Chelsea Roman Abramovich ha sofferto sintomi di avvelenamento dopo un incontro a Kiev all’inizio di marzo. Lo riporta il sito del Wall Street Journal (notizia poi confermata anche dal portavoce del magnate russo), citando tra i sintomi l’arrossamento degli occhi, la perdita temporanea della vista, lacrimazione costante e dolorosa e desquamazione sul volto e le mani. Le sue condizioni sono ora migliorate e non è in pericolo di vita dopo le cure a cui è stato sottoposto in Turchia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha incontrato Abramovich, non ha invece avuto alcun problema. Durante l’incontro a Kiev Abramovich e gli altri partecipanti hanno consumato solo acqua e del cioccolato. La dose di sostanza tossica sarebbe stata modesta, non tale da mettere a repentaglio la vita delle persone prese di mira: scopo degli attentatori sarebbe stato solo quello di spaventarle. Inizialmente si era parlato anche di due delegati ucraini intossicati, notizia poi smentita dal capo negoziatore Mikhaylo Podolyak al sito Kyiv Independent che ha parlato di “speculazione”, aggiungendo che tutti i negoziatori ucraini “stanno lavorando come al solito”. Le cause dei sintomi non sono ancora del tutto chiare, ma secondo il quotidiano statunitense verrebbero incolpati i falchi di Mosca, desiderosi di sabotare i negoziati di pace. Alcuni esperti occidentali hanno esaminato l’incidente, concludendo che è difficile determinare se i sintomi sono stati causati da agenti chimici, biologici o da qualche tipo di attacco con radiazioni elettromagnetiche. Abramovich ha messo in vendita il Chelsea dopo le sanzioni del governo britannico agli oligarchi russi, tra i quali anche lo stesso Roman, 55 anni, passaporto russo e israeliano, più volte indicato come punto di contatto tra le due parti in conflitto in quanto sua madre è nata in Ucraina.

Fonte immagine:John Dobson, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons